Skate Story: la recensione del videogioco indie

Giampiero Colossi • Pubblicato il 13/01/2026 • 4 min

Mettere insieme un videogioco interamente da una sola persona implica una gestione complessa tra libertà creativa e responsabilità tecniche. Skate Story presenta questa dualità attraverso una proposta che unisce meccaniche di skate a una narrazione frammentata e a un mondo infernale sospeso tra sogno e simbolismo.

skate story: identità, gameplay e atmosfera infernale

Il progetto nasce da Sam Eng, che ha guidato lo sviluppo per oltre tre anni, portando avanti un processo intenso e discreto. L’ingresso nel catalogo di Devolver Digital segna un segnale di fiducia: la casa editrice è nota per puntare su opere con una forte identità autoriale e non comuni nel panorama videoludico.

percorso creativo e identità autoriale

La produzione appare alimentata da una centratura estetica marcata, capace di trasformare l’esperienza in qualcosa di profondamente personale. Skate Story non disegna il percorso in modo lineare, ma invita il giocatore a lasciarsi guidare da immagini e rimandi visivi che contribuiscono a definire un’identità autoriale riconoscibile.

narrazione e simbolismo

La trama si muove su coordinate volutamente ambigue: il protagonista è una creatura di vetro e dolore, condannata a un viaggio impossibile attraverso l’Inferno per raggiungere e divorare la Luna. Questo obiettivo ha una funzione emblematicamente metaforica, rimandando a desideri irraggiungibili, sensi di colpa e ossessioni che consumano chi li insegue.

L’Inferno descritto non è una punizione canonica, ma uno spazio liminale, onirico e malinconico, popolato da demoni annoiati e figure enigmatiche. Ogni incontro e dialogo rimane parziale e allusivo, contribuendo a un mosaico emotivo fatto di solitudine, nostalgia e fallimento.

meccaniche di gioco e controllo

Il gameplay trae ispirazione dai classici dello skate, con un’impostazione che richiama trick, combo e gestione dello slancio a livello di stile. La proposta si sviluppa però all’interno di una cornice adventure, con una progressione definita da obiettivi narrativi e una gestione del movimento pensata per premiare la padronanza e la continuità dell’azione.

È presente uno shop che permette di personalizzare l’aspetto della tavola, rafforzando l’identità del personaggio. Le modifiche hanno una funzione principalmente estetica e non alterano statistiche o abilità, scelta coerente con l’impianto fortemente autoriale dell’opera.

struttura e livelli di gioco

La struttura si articola in due fasi distinte. In apertura, un hub aperto invita all’esplorazione libera tra una galleria di demoni surreali e un’estetica vaporwave. Le sub-quest sono proposte in modo criptico, senza indicazioni chiare sugli obiettivi.

Nella seconda fase si passa a sezioni più circoscritte: arene e corridoi limitati progettati per la gestione tecnica dei trick e delle combo necessarie a proseguire. Il ritmo cambia nettamente, alternando istanti di riflessione a momenti di esecuzione stringente, consolidando il legame tra narrazione e meccanica.

feedback sensoriali e percezione

Il sistema di controllo offre una fluidità costante, con ogni spinta, curva o salto che comunica la fragilità del personaggio. Pattinare richiede attenzione e precisione, premiando chi mantiene ritmo ed equilibrio sulle superfici infernali. Il feedback visivo e sonoro accompagna i trick con animazioni essenziali ma espressive e suoni metallici che enfatizzano il contatto con il terreno.

criticità e bilanciamento

Non mancano elementi che possono generare opacità: la narrazione criptica e le sub-quest di incerta decifrazione, soprattutto nelle fasi iniziali, possono lasciare senza riferimenti chiari. Inoltre, la struttura ludica, pur efficace nel controllo, tende a offrire una varietà limitata nel lungo periodo, con alcune sezioni che soffrono di una leggibilità visiva non sempre impeccabile a causa di uno stile grafico molto marcato.

La creazione mostra una forte identità artistica e una visione autoriale ben definita, capace di distinguersi pur restando fedele alle sue radici concettuali.

Tra i nomi chiave legati al progetto emergono figure di rilievo:

  • Sam Eng — sviluppatore
  • Devolver Digital — publisher
Categorie: Videogames

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