Scommessa MAPPA: come cambieranno le regole della finanza

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Scommessa MAPPA: come cambieranno le regole della finanza

Per quasi vent’anni, MAPPA è stato un nome riconosciuto soprattutto dagli appassionati di animazione giapponese. Le scene d’azione e i risultati sullo schermo hanno spesso fatto il loro dovere nei titoli di coda, con un ruolo che, più che guidare, consisteva nel portare a termine produzioni altrui in tempi e con standard elevati. Nel frattempo, il settore ha continuato a funzionare secondo un modello preciso, basato su catene di finanziamento e gestione dei diritti che hanno inciso profondamente sul modo in cui gli studi venivano remunerati.

mappa e il modello dei comitati di produzione: come funziona

Il punto di partenza è il sistema dei comitati di produzione che, fin dagli anni Novanta, caratterizza l’industria televisiva giapponese. Le reti televisive e gli editori finanziano e possiedono i diritti delle serie, mentre agli studi di animazione viene corrisposto principalmente un compenso fisso. Questo importo, secondo la logica descritta, non aumenta neppure quando un titolo diventa un successo di portata globale.

Un meccanismo simile ha quindi prodotto un effetto strutturale: lo studio può realizzare un’opera riconosciuta a livello internazionale, ma la parte economica collegata alla crescita complessiva del prodotto non tende a rifluire in modo proporzionale verso chi lo costruisce materialmente. Il valore del lavoro resta enorme sul piano artistico e produttivo, mentre sul piano della proprietà e dei guadagni si concentra altrove.

mappa cambia strategia: investimento e controllo dei diritti

Oggi, lo studio collegato a successi come Jujutsu Kaisen e Chainsaw Man ha deciso di modificare la propria posizione all’interno della filiera. La trasformazione viene presentata come una rivoluzione aziendale portata avanti con approccio graduale ma deciso: MAPPA sta investendo il proprio capitale per entrare direttamente nei comitati di produzione oppure, in alcuni casi, per arrivare a detenere interamente i diritti d’autore delle opere realizzate.

circa dieci titoli controllati: una presenza ancora limitata ma significativa

Attualmente, lo studio risulta controllare, in qualche forma, circa dieci titoli. La quota viene indicata come ancora ridotta. Allo stesso tempo, il valore associato alla proprietà intellettuale viene descritto come immenso in un mercato in cui ciò che conta davvero è il controllo dei diritti.

obiettivi economici ed effetti sui guadagni

La strategia viene spiegata come perseguita con un obiettivo principalmente economico. Possedere i diritti consente infatti di percepire una parte dei guadagni collegati al merchandise e alla distribuzione streaming su scala globale. In questo modo l’azienda può contare su entrate più solide, con ricadute che non restano confinate alla sola produzione.

Un elemento considerato centrale riguarda la possibilità di migliorare le condizioni retributive: gli stipendi dei disegnatori vengono descritti come storicamente bassi in tutto il Giappone. Il possesso della proprietà intellettuale, quindi, diventa un canale concreto per sostenere una parte dei costi e delle politiche interne in modo più stabile.

ruolo di netflix e sfide operative del nuovo modello

All’interno del percorso strategico, viene evidenziato un legame importante con Netflix. La piattaforma, finanziando progetti ambiziosi, rappresenta un’alternativa ai classici comitati nazionali. Questo tipo di supporto consente di costruire percorsi produttivi diversi, facendo da leva per strategie in cui lo studio prova a diventare più che un semplice fornitore di manodopera creativa.

Il cambiamento, però, introduce anche difficoltà. L’impostazione legata a molte lavorazioni contemporanee viene collegata a critiche sui ritmi di lavoro serrati imposti allo staff. Ne deriva un quadro in cui l’obiettivo di controllo e profitto convive con la necessità di gestire carichi e scadenze su più fronti.

la scommessa di mappa: creare opere e possederne una parte

La scommessa che viene descritta non è ricondotta a questioni di immagine aziendale. Il punto centrale è la dimostrazione pratica che chi realizza un’opera, traducendola in contenuto finito, ha il diritto di possederne almeno una parte e di guadagnare il giusto collegato al valore complessivo del prodotto.

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