Scandalo Shogakukan: indagini in corso e reazioni degli autori

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Scandalo Shogakukan: indagini in corso e reazioni degli autori

Nel panorama del fumetto giapponese, una recente controversia ha acceso un dibattito sulla gestione etica e sulle pratiche editoriali all’interno di uno degli: editori più influenti. La vicenda coinvolge Shogakukan e la piattaforma digitale Manga ONE, scatenando una serie di ripercussioni tra ritiri di opere da parte di autori di rilievo e un acceso dibattito pubblico sulle responsabilità editoriali e legali.

scandalo shogakukan e manga one: cronologia degli eventi

La situazione è esplosa dopo l’ammissione di una riassunzione di un autore già in passato condannato per reati sessuali su una minore, avvenuta sotto una falsa identità. In parallelo, la pubblicazione di nuove opere da parte della piattaforma ha suscitato un’ondata di proteste da parte di autori che hanno ritirato le loro opere.

dal precedente arresto all’interruzione della serialized

Noto nel settore come l’autore di una serie intitolata Daten Sakusen, l’autore aveva visto la sua serializzazione sospesa nel 2020 con note ufficiali sulla salute. Successivamente, emerse che l’interruzione era legata a un procedimento per violazione della legge sulla prostituzione minorile e produzione di materiale illegale, con una multa pagata e una cancellazione definitiva della serie nel 2022.

la nascita di una nuova serializzazione sotto pseudonimo

Contemporaneamente, nel 2022 è stata avviata una nuova serializzazione su Manga ONE, con i testi attribuiti a un certo Ichiro Hajime e i disegni di Eri Tsuruyoshi. Si è successivamente rivelato che Hajime corrispondeva al medesimo autore precedentemente condannato, operando sotto pseudonimo. Il primo volume è apparso nell’aprile 2023, con il dodicesimo volume pubblicato a febbraio 2026, pochi giorni prima dello scoppio dello scandalo pubblico.

la causa civile e i dettagli degli abusi

La svolta è arrivata con la sentenza civile del Tribunale distrettuale di Sapporo, emessa il 20 febbraio 2026. L’autorità giudiziaria ha condannato Yamamoto al risarcimento di 11 milioni di yen a favore di una donna che, all’epoca dei fatti, era sua allieva in una scuola superiore a distanza di Sapporo, dove l’autore insegnava arte part‑time. Le carte processuali descrivono una serie di abusi ripetuti nel tempo: contatti fisici in auto all’età di 15 anni, inviti in hotel a 16 anni e rapporti sessuali, con una relazione protrattasi oltre il conseguimento del diploma. L’azione abusiva è proseguita anche dopo i 18 anni, con gravi conseguenze psicologiche per la vittima, tra cui disturbo da stress post-traumatico grave e disturbo dissociativo dell’identità.

La vittima ha chiesto anche un risarcimento complessivo di 19,8 milioni di yen nei confronti sia di Yamamoto sia dell’istituto scolastico. Il tribunale ha accolto solo la richiesta contro Yamamoto, riducendola a 11 milioni, e ha rigettato quella contro la scuola. Le parti avevano presentato una possibile conciliazione extragiudiziale per 1,5 milioni di yen; il tribunale ha ritenuto che l’accordo non fosse mai stato formalmente concluso, poiché la documentazione definitiva non era stata firmata.

il ruolo della redazione: tra insabbiamento e accordi non firmati

Durante l’indagine è emerso il coinvolgimento diretto di un redattore della piattaforma nelle trattative di conciliazione, che avrebbe consigliato condizioni di non divulgazione dei fatti e un pagamento di 1,5 milioni di yen. La vittima ha rifiutato tali condizioni. Kyodo ha riferito che tali documenti notarili avrebbero tentato di includere clausole limitative della pubblicazione. La redazione ha ammesso comportamenti inappropriati, dichiarando però di non avere intenzioni di ostacolare la causa né di interferire con l’indagine.

lo scenario parallelo: lo sceneggiatore di Act‑Age e nuove opere

In parallelo, è emerso un secondo capitolo legato a uno degli autori attivi su Manga ONE con un nuovo pseudonimo: Itsuki Yatsuha, autore della serie Seisō no Shinrishi. L’autore già coinvolto nello scandalo di Act‑Age, Tatsuya Matsuki, era stato condannato nel 2020. La redazione ha affermato di aver contattato Matsuki nel 2024 per avviare una nuova serie, dopo aver valutato la sentenza definitiva, la terminazione della libertà vigilata e un percorso di recupero psicologico. Il cambio di nome è stato motivato dall’esigenza di evitare che la vittima rievocasse l’esperienza legata al precedente alias. La redazione ha riferito di aver informato l’illustratrice sull’antico contesto e di aver ricevuto assenso all’incarico, ma, a seguito delle polemiche, è stata sospesa l’aggiornamento della serie in attesa di esiti dell’indagine.

scuse pubbliche e l’istituzione di una commissione indipendente

Il 27 febbraio 2026 la redazione di Manga ONE ha pubblicato una prima nota di scuse, criticata per la sua genericità. Il giorno seguente, Shogakukan ha annunciato la sospensione della distribuzione digitale di Jōjin Kamen e il blocco delle spedizioni dei volumi fisici. L’editore ha riconosciuto la gravità dell’incidente e la necessità di una revisione interna, annunciando la creazione di una commissione di indagine con avvocati e terze parti incaricata di ricostruire i fatti relativi alle cancellazioni, chiarire l’ingaggio degli autori sotto pseudonimo, esaminare le dinamiche della redazione, valutare i processi di selezione e proporre misure di prevenzione per il futuro. La dichiarazione ha espresso l’esigenza di considerare in primo luogo i sentimenti della vittima.

reazione del settore: boicottaggi e ritiri

La vasta portata della vicenda ha innescato una ondata di boicottaggi e la rimozione di opere dal catalogo digitale e dalle successive uscite, con un impatto significativo sulla percezione della responsabilità editoriale e sull’immagine delle realtà coinvolte.

nominativi coinvolti e figure chiave

  • Shōichi Yamamoto (autore, arresti e condanna)
  • Ichiro Hajime (pseudonimo di Yamamoto per Jōjin Kamen)
  • Eri Tsuruyoshi (illustratrice di Jōjin Kamen)
  • Itsuki Yatsuha (pseudonimo di Matsuki per Seisō no Shinrishi)
  • Tatsuya Matsuki (sceneggiatore di Act‑Age, condannato nel 2020)

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