Recensione di Code Vein II: il ritorno del soulslike in stile anime

Giampiero Colossi • Pubblicato il 26/01/2026 • 4 min

Code Vein II si distingue nel panorama degli action RPG avvicinando il concept soulslike a una formula in cui personalizzazione, ritmo e caratterizzazione hanno un peso centrale. Il seguito ricalibra l’idea di base mantenendo l’impianto narrativo, ma introduce cambiamenti strutturali e stilistici che ne segnano una maturazione significativa, offrendo al tempo stesso nuove chiavi di lettura e una quantità maggiore di possibilità di giocata.

code vein ii: contesto narrativo e obiettivi

Un epico passato servo di catastrofi fa da cornice a una storia ambientata a distanza di cento anni dalla rinascita che ha trasformato le creature viventi in temuti Orrori. In risposta, gli umani hanno forgiato i Redivivi, semi-umanità dotati di poteri straordinari, i quali hanno firmato un patto di protezione con la città. In una battaglia nota come il Tumulto, cinque condottieri hanno offerto la vita per sigillare la calamità tramite una forza chiamata Luna Rapacis. Il sigillo ha retto per un secolo, poi inizia a cedere: la Rinascita contamina nuovamente gli eroi, trasformandoli lentamente in mostri. Il protagonista è un Redivivo resuscitato dall’intervento di Lou MagMell, una giovane dotata di un potere di viaggio nel tempo, e guidato dalla capofamiglia Lavinia MagMell. Il compito è viaggiare nel passato per risvegliare nel presente i cinque eroi e impedire che diventino parte del problema.

code vein ii: meccaniche di gioco e progressione

build e personalizzazione

Il sistema di sviluppo cambia radicalmente: non si distribuiscono più punti nelle statistiche in modo tradizionale, ma si utilizza una progressione lineare legata al guadagno di foschia per salire di livello. Le fonti di crescita derivano dall’equipaggiamento, dove armi, scudi, gabbie e tratti passivi forniscono un numero di punti che si incastra nella capacità base fornita dai codici di sangue. Il risultato è una rete di possibilità di build molto ampia e più integrata tra equipaggiamento e abilità. Inoltre, il sistema introduce una dinamica di rischio/ricompensa: un peso complessivo elevato di arma e pezzi attiva contemporaneamente effetti benefici e svantaggi, premiando chi osa oltrepassare i limiti.

armamenti, simulacri e partner

Il titolo amplia ulteriormente le possibilità con i simulacri, abilità che possono essere innestate sulle armi (fino a quattro simulacri per arma, offrendo una gamma di otto abilità diverse). Le differenze tra le gabbie, cioè le meccaniche che estraggono il mana dai nemici per eseguire le tecniche, conferiscono ulteriori strati di profondità alle build. Il sistema dei partner consente di portare con sé un compagno oppure di assorbirlo, ottenendo abilità passive diverse. Ogni volta che si fallisce una vita, un collega può resuscitarci; la ricarica della resurrezione aumenta progressivamente con ogni utilizzo.

open world e design

La scelta di abbracciare una mappa open world segna una distanza dall’impostazione lineare tipica del primo capitolo. Il tentativo riprende una matrice ispirata a Elden Ring, ma la realizzazione risulta meno riuscita: ambientazioni scialbe, textures non sempre ferme ad alti standard e differenze tra modalità grafica poco marcate. Le uniche eccezioni sono rappresentate dagli Orrori, totem che, quando distrutti, rivelano porzioni della mappa, e dalle Benedizioni delle divinità, simili alle Rune Maggiori, che permettono di attivare o disattivare buff direttamente dalla mappa.

aspetto tecnico e narrazione

Dal punto di vista tecnico, la versione giocabile su PlayStation 5 presenta texture poco dettagliate e una varietà visiva limitata tra le modalità grafica e quella orientata al framerate, con quest’ultima che fatica a superare i 60 fps in condizioni ottimali. I modelli dei personaggi, pur curati nel dettaglio, mostrano una certa incoerenza emotiva fra i membri del cast. Il design nemico tende a privilegiare avversari umanoidi, mentre i veri incontri mostruosi emergono soprattutto nelle boss fight, che risultano soddisfacenti ma soffrono di una ripetizione di miniboss di base. Su alcuni aspetti narrativi, la trama mostra progressi rispetto al capitolo originale, e la coerenza dell’universo raccontato invita a scoprire cosa accade oltre la sopravvivenza dei singoli eroi. Sul piano sonoro, la colonna sonora, affidata a Go Shiina, si distingue positivamente per un’ampiezza e una ricchezza che accompagnano l’atmosfera della campagna.

code vein ii: narrazione e atmosfera sonora

La storia riesce a offrire una cornice più strutturata e contestualizzata rispetto all’edizione precedente, con una narrazione che non trascura la profondità dell’universo narrativo e stimola l’esplorazione graduale degli eventi chiave. L’accompagnamento musicale, firmato da Go Shiina, eleva l’immersione e accompagna i momenti decisivi con tonalità che accentuano toni epici e inquietanti, contribuendo a definire l’identità complessiva del progetto.

Personaggi e protagonisti legati all’opera:

  • Lou MagMell
  • Lavinia MagMell
  • Go Shiina
Categorie: AnimeVideogames

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