Recensione del film Alice nel Paese delle Meraviglie: un fantastico
Un cartone animato standalone firmato P.A. Works propone una rilettura originale di un classico senza tempo, offrendo una storia autonoma che attinge ai simboli di Carroll ma le ridà una dispersiva energia narrativa. Presentato nel Regno Unito in una rassegna cinematografica limitata e distribuito da Animation Digital Network in versione sottotitolata, il film si propone come una scoperta piacevole per chi nutre interesse per l’animazione fantastica e per le reinterpretazioni moderne di Alice nel paese delle meraviglie.
alice in wonderland: dive in wonderland – trama e contesto
La vicenda segue Lise, giovane giapponese in pausa dalla ricerca di lavoro che visita un progetto ideato dalla nonna recently scomparsa, appassionata di Alice. Il parco a tema celebrativo, situato nella campagna giapponese, si rivela un’esperienza di realtà aumentata affidata a occhiali smart, ma l’immersione vira presto verso l’inseguimento del Coniglio Bianco giù nel suo buco. Alla base dell’itinerario c’è la figura di Alice, una bambina del mondo di Carroll, ritratta qui con un tratto più luminoso e spensierato. Le avventure si susseguono tra felini, bruco e tea party, fino a un confronto con una regina temibile che pretende potere e punizioni.
Il racconto propone una rielaborazione moderna del testo originale, con momenti che sorprendono per la loro freschezza ma che spesso mancano di carica narrativa. Una caratteristica ricorrente è il tono ludico, che si mischia a una tensione visiva tipica delle produzioni di animazione contemporanee. Il percorso di Lise e di Alice è guidato da una serie di trasformazioni che guardano al rispetto della spiritualità della storia originale pur spingendola oltre i confini delle pagine.
alice in wonderland: dive in wonderland – tono, pubblico e messaggi
Il film si rivolge a un pubblico di preadolescenti, con una fruizione che può richiedere attenzione anche per i sottotitoli. Per gran parte della durata la componente visiva e comicità leggera prevalgono, ma emergono anche elementi che spingono a riflettere sul tema della pericolosità della conformità sociale e sull’importanza di preservare le peculiarità individuali. La sequenza con il Bruco, qui raffigurato come influencer focalizzato sui follower, introduce una chiave critica sull’immagine controllata e sull’uso delle apparenze per definire identità e valore personale. Un momento chiave è la parte in cui la storia pare allargarsi verso una morale esplicita, ma sempre inserita nel registro di sintesi poetica della coda.
Le creature di Carroll ritratte qui mantengono un fascino visivo — il Coniglio Bianco rimane un personaggio curioso e metodico, il Gatto Cheshire è visivamente riuscito pur non avendo un ruolo dominante. L’animazione privilegia una tavolozza inusuale e una regia che spinge sul ritmo, con una scenografia che alterna atmosfere oniriche a scorci di campagna giapponese, offrendo una chiave di lettura inedita rispetto ai classici del libro.
alice in wonderland: dive in wonderland – personaggi e dinamiche
La protagonista femminile è Lise, la giovane che funge da guida per l’adulta interiore di chi la segue. Alice nel film viene presentata come una ragazzina del mondo narrativo originario, la cui vivacità contrasta con la cautela di Lise. Il Coniglio Bianco rimane un elemento di interrogazione, mentre il Bruco è trasformato in una figura dall’influenza mediatica. La Regina mantiene il suo lato minaccioso, capace di imprimere intensità alle scene più labili della trama. La pellicola include anche riferimenti sonori e visivi che amplificano la dimensione morale della storia, offrendo spunti di riflessione su identità, coraggio e autenticità.
Personaggi principali presenti nel film:
- Lise
- Alice
- il Coniglio Bianco
- il Bruco/influencer
- la Regina
alice in wonderland: dive in wonderland – contesto e riferimenti
La narrazione fa riferimento a un passato editoriale legato al classico, evidenziando come Alice sia stata adattata in diverse epoche. Un significativo richiamo culturale arriva dall’analisi di Catherine Butler, British Children’s Literature in Japanese Culture: Wonderlands and Looking Glasses, che descrive la prima traduzione giapponese di Alice nel 1899 e l’introduzione di figure come un ogro giapponese, a illustrare quanto le culture si siano confrontate con l’opera nel tempo. In questa cornice, Dive in Wonderland propone una prospettiva ibrida tra citazioni classiche e sensibilità contemporanee, mantenendo una distanza critica rispetto alla lunghezza narrativa proposta dall’originale.
La pellicola non si pone come una rilettura definitiva del mito, ma come un’esperienza visiva e tematica che invita lo spettatore a considerare come le storie di sogni e meraviglie possano parlare anche a una nuova generazione, senza rinunciare a riferimenti e atmosfere care al pubblico adulto.