Recap Episodi 9-10 di Pro Bono

Giampiero Colossi • Pubblicato il 07/01/2026 • 3 min

Una tornata di episodi mette a nudo i confini tra lealtà, giustizia e strategie legali: il confronto tra idealismo del team pro bono e le ombre del potere economico rivela come la verità possa essere influenzata da ricordi dolorosi e decisioni difficili. I protagonisti attraversano rivelazioni, accuse e prove che rischiano di cambiare per sempre la percezione della rettitudine in aula e oltre.

pro bono: episodi 9-10

un caso del passato emerge dal fondo della memoria per scardinare l’unità del gruppo. gi-ppeum lotta contro un truffatore in una conversazione protetta, rifiutando di dedurre la colpa di david senza prove definitive. nel frattempo, jae-beom presenta una massa di elementi e decide di costituirsi, forse per mettere al riparo se stesso da ritorsioni future. la vicenda è intrecciata con la storia della famiglia Yoo: yoo baek-man, ex CEO di una cartiera, è al centro di un incidente fatale causato da un corto circuito e da vie di fuga non adeguate. durante il processo, david ottiene inizialmente la cauzione per il responsabile dell’impianto, ma il destino intreccia le colpe e, nel clamore mediatico, la pena massima viene inflitta al CEO yoo, che muore in carcere, apparentemente per rabbia repressa.

si intrecciano quindi alleanze e manovre tra potere e giustizia: oh, presidente della holding, spinge jae-beom all’azione; shin, ora giudice supremo, sembra coinvolto in accordi illeciti. tra i volti noti figura anche jang, già presente nella prima puntata. con il passare dei giorni, oh usa la squadra pro bono come strumento per colpire un avversario, mentre shin ribalta una sentenza. si percepisce la tensione tra lealtà professionale e volontà di punire chi ha sbagliato, anche quando l’azione è discutibile.

l’intreccio prosegue con l’ingresso di jung-in come avvocato di david, reduce da un crollo professionale causato dal padre, che ha dominato la sua ascesa. gi-ppeum scopre che i genitori hanno ricevuto una notifica di debito, e, al di fuori dall’aula, confessa a david quanto sia stato per lei ispirante vedere una persona lottare per la giustizia contro potenti influenze. david sembra reagire con una maschera di freddezza, ma il confronto tra sincerità e difesa diventa una linea di fuoco per entrambi.

il processo entra nel vivo quando emergono documenti interni che dimostrano l’assegnazione di david allo stesso distretto della fabbrica di yoo. nan-hee si inserisce nel quadro travestendosi da addetta alle pulizie per raccogliere ulteriori prove, rivelando una rete di collusione. davanti al tribunale, david ammette di aver manipolato elementi per proteggere il proprio obiettivo, ponendo una domanda cruciale: quali limiti valgono quando la giustizia si muove tra inganni e tattiche difensive?

il dibattito etico rischia di sfociare in una spirale: se la regola può essere piegata per garantire una sentenza più dura, chi controlla chi definisce la linea? gi-ppeum rappresenta la fiducia ingenua nel bene dell’uomo, mentre david incarna la necessità di usare ogni strumento per ottenere giustizia, anche a costo di sembrare meno cristallino. il racconto si chiude lasciando irrisolta la domanda su cosa sia davvero la giustizia e su quanto sia lecito sacrificare la trasparenza pur di fermare l’ingiustizia.

alcune figure chiave rivelano ruoli decisivi e complesse dinamiche di potere, offrendo uno sguardo sulle motivazioni che guidano azioni spesso discutibili ma strategicamente efficaci.

persone chiave coinvolte

  • gi-ppeum
  • david
  • jae-beom
  • yoo baek-man
  • oh (presidente)
  • shin (giudice supremo)
  • jang
  • nan-hee
  • jung-in
  • joon-woo
  • young-shil
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