Pragmata recensione: innovazione della semplicità

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Pragmata recensione: innovazione della semplicità

Pragmata nasce con l’ambizione di spiazzare: invece di inseguire l’ennesima formula ad alto volume, costruisce un’esperienza compatta, guidata da scelte precise e da un ritmo che tiene la mente sempre attiva. La direzione creativa oscilla tra il presente e il passato, trasformando l’idea di “innovazione” in un viaggio all’indietro, capace di richiamare un sentimento videoludico di trenta anni fa senza trasformarsi in una semplice citazione. In un panorama dove la quantità dei contenuti è diventata una regola implicita, il team punta su una storia chiusa, circolare, e su poche idee portate fino in fondo.

pragmata: ambientazione lunare e cornice fantascientifica

L’originalità di Pragmata non viene ricercata nell’involucro, almeno non nel senso classico. L’azione si svolge in una base lunare chiamata culla, teatro di un esperimento tecnologico spinto oltre i limiti. La delphi corporation spinge la tecnologia in direzioni rischiose, fino a immettere nella struttura un’intelligenza artificiale, idus, fuori controllo. L’ambientazione e i suoi dettagli—oltre all’idea della fibra lunare—richiamano elementi presenti da tempo nell’immaginario di fantascienza, già riconoscibili in molte opere di cinema, letteratura e videogiochi.

Il punto non diventa quindi “reinventare” ciò che è già noto, bensì usarlo come sfondo funzionale. Il gioco impiega questi concetti come cornice per costruire qualcosa di più intimo, procedendo dal macro al micro con una regia abbastanza solida da colpire dove serve.

hugh e diana: la relazione al centro della storia

Al cuore dell’esperienza c’è il rapporto tra hugh e diana. Hugh è un astronauta che rientra nei canoni dell’eroe silenzioso e pragmatico. Diana, invece, è una pragmata, un androide avanzato con sembianze e comportamenti che richiamano l’infanzia.

L’incontro tra i due genera una dinamica familiare, accostabile a coppie celebri come joel ed ellie oppure geralt e ciri, ma la riuscita dipende dalla qualità dell’esecuzione. La storia non sorprende per struttura né per svolte imprevedibili; ciò che funziona riguarda la costruzione progressiva di un legame credibile, sostenuto da piccoli gesti, dialoghi e momenti opzionali che valorizzano l’esperienza.

Diana, in particolare, ottiene una naturalezza rara. Il gioco spinge a prendersene cura senza imporlo in modo diretto, puntando su interazioni e situazioni che rendono il rapporto parte integrante della progressione.

pragmata gameplay: hacking in tempo reale e stile metroidvania

Il motivo principale per cui Pragmata resta impresso oltre il completamento risiede nel sistema di gioco. La componente ludica, spesso trascurata nei prodotti moderni, qui conserva un ruolo centrale. Il gameplay introduce un meccanismo che, sulla carta, potrebbe sembrare goffo: durante i combattimenti è necessario gestire contemporaneamente un minigioco di hacking.

Nella pratica, mentre Hugh mira e spara, Diana apre una griglia che il giocatore deve navigare in tempo reale per rendere i nemici vulnerabili. All’inizio la sovrapposizione tra azione e gestione della griglia appare artificiosa, quasi come un ostacolo. Con il tempo, invece, l’approccio cambia: l’abilità di Diana diventa determinante anche nella gestione dell’ambiente, permettendo di aprire o creare passaggi con lo stesso principio con cui si “craccano” i nemici.

L’evoluzione delle abilità di Diana supporta una dinamica di tipo metroidvania. La progressione include la necessità di tornare in ambienti già completati per recuperare ciò che manca, ricollegando esplorazione e abilità in modo coerente.

concentrazione su due livelli: spazio e logica della griglia

Dopo poche ore il sistema si stabilizza fino a diventare naturale, quasi automatico. Il cervello inizia a lavorare su due piani distinti: la gestione dello spazio e dei movimenti da un lato, e la logica della griglia dall’altro. Ne deriva uno stato di concentrazione peculiare, in cui non ci si limita a reagire, ma si anticipa, pianifica e coordina azioni in parallelo. Qui si trova l’identità del gioco: non tanto nel “cosa” si fa, quanto nel “come” si è costretti a farlo.

armi e scontri: la griglia come meccanismo di vulnerabilità

Anche il ruolo delle armi viene ridefinito. Limitarsi a sparare non è sufficiente: senza l’intervento della pragmata, i nemici restano quasi invulnerabili. La gestione dello scontro richiede quindi l’intreccio tra le due fasi, con l’apertura delle vulnerabilità che diventa prioritaria rispetto al danno.

Le bocche di fuoco finiscono per funzionare soprattutto come strumento di finalizzazione, mentre la vera architettura del confronto si costruisce nella griglia. Man mano che il gioco procede, abilità, modificatori e combinazioni ampliano la profondità: cresce lo spazio per sperimentare e adattarsi a minacce robotiche in aumento per varietà e contromisure. Questo porta a leggere meglio il campo di battaglia per muoversi nella maniera corretta.

struttura tradizionale, esplorazione e difficoltà

L’impianto generale mantiene una struttura tradizionale con scelte discrete. È presente un hub centrale che consente di interagire con Diana e realizzare upgrade all’equipaggiamento. Da qui si accede ai livelli, dove il pattern operativo resta simile mentre cambia il contesto.

La fibra lunare amplia le possibilità: consente di ricreare anche interi biomi, riducendo la fissità su una sola ambientazione. La varietà artistica risulta ampia, con scorci che possono includere new york, ambientazioni giungla e tramonti sul mare. Il risultato sostiene la libertà di manovra creativa.

Non mancano però criticità. L’esplorazione risente di una navigazione non sempre intuitiva e di un’interfaccia che appare riconducibile a una generazione precedente. Inoltre, pur essendo ricca, la progressione rischia di diventare dispersiva: quantità di sistemi e risorse non sempre si integrano in modo comodo.

ritmo disomogeneo e difficoltà equilibrata

Il ritmo alterna costanza e accelerazione. La prima parte mantiene un flusso stabile con un approccio ben calibrato, mentre il finale accelera troppo. Ne deriva la sensazione che alcune risposte arrivino tardi, con domande disseminate durante la parte precedente. Anche la difficoltà resta generalmente accessibile: raramente mette davvero in crisi, mantenendo comunque una buona tensione negli scontri più complessi.

oltre la storia: new game plus e modalità per boss

Nonostante limiti presenti, Pragmata lascia un segno soprattutto per l’esperienza. La storia rimane contenuta e in parte prevedibile, e i temi non aggiungono molto oltre il discorso su tecnologia e intelligenza artificiale. Il valore centrale resta l’impegno mentale continuo, accompagnato dalla relazione tra i protagonisti.

I contenuti post game incoraggiano a rigiocare con piacere la modalità new game +, eventualmente con difficoltà aggiuntiva. È disponibile anche una modalità specifica che amplia significativamente l’opera: affronta boss in maniera inedita, con aggiunta di nuove armi e nuovi nodi hacking per incrementare ulteriormente la profondità.

aspetti tecnici: re engine, doppiaggio italiano e audio

Dal punto di vista tecnico, il re engine continua a garantire un lavoro solido, esprimendosi al massimo in contesti piuttosto limitati e chiusi. La fluidità e la qualità restano coerenti lungo l’intera narrazione.

Il doppiaggio italiano riceve una menzione positiva, con un lavoro particolarmente apprezzabile su Diana. Le musiche non vengono definite memorabili, ma risultano funzionali. Rumori e suoni ambientali sono invece curati con l’attenzione tipica di produzioni di questo livello, contribuendo a una resa sonora credibile.

personaggi principali

Gli elementi narrativi e ludici ruotano attorno a un nucleo preciso di figure.

  • hugh
  • diana
  • idus

delphi corporation

Categorie: Videogames

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