Mangaka akane shimizu confessa le difficoltà dell’inferno sul lavoro e nella vita privata

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Mangaka akane shimizu confessa le difficoltà dell’inferno sul lavoro e nella vita privata

Le dichiarazioni emerse nel 2026 hanno riportato al centro un tema delicato e decisivo per chi lavora nell’editoria: la sicurezza psicologica, la supervisione medica e la gestione del rapporto con chi crea opere seriali. Le ricostruzioni pubblicate da Akane Shimizu, legate al franchise Cells at work!, descrivono un percorso segnato da sofferenze personali, difficoltà lavorative e scelte organizzative che avrebbero amplificato il disagio nel corso degli anni.

akane shimizu e cells at work: le accuse al sistema di gestione e supervisione

Akane Shimizu, autrice del franchise Cells at work! - Lavori in corpo!, ha fatto conoscere pubblicamente una serie di problematiche relative alla serializzazione del manga. Tra la metà di giugno e l’inizio di luglio 2026, la mangaka ha raccontato di aver ricevuto, nel periodo di serializzazione, diagnosi connesse a un quadro di sofferenza fisica e psicologica. Tra i disturbi citati compaiono depressione, tricotillomania e disturbo post-traumatico da stress, con un intervallo temporale riferito al periodo 2015-2021.

Secondo quanto dichiarato, l’origine della sofferenza sarebbe stata legata a abusi sessuali e abusi economico-finanziari, oltre alla ripetuta vittimizzazione da parte di alcuni membri della famiglia, insieme a continue incomprensioni con l’editor sul lavoro.

sofferenza personale, rottura dei legami e impatto sul lavoro

Shimizu ha inoltre riferito di aver dovuto tagliare i ponti anche con la sorella minore, indicata come colei che aveva fornito l’ispirazione iniziale per creare Cells at work!. La rottura dei rapporti sarebbe stata accompagnata da conseguenze emotive profonde.

Parallelamente, l’autrice ha descritto ostacoli interni alla serializzazione: già dall’avvio del manga nel 2014 era stato garantito, da parte dell’editor, un intervento di supervisione dell’opera da parte di persone competenti in ambito medico. L’obiettivo sarebbe stato quello di prevenire errori e imprecisioni. Nel racconto di Shimizu, tale supervisione non sarebbe mai avvenuta.

critiche dei lettori e rifiuti sul supporto medico richiesto

Man mano che il manga cresceva e otteneva successo, sarebbero aumentate anche le critiche dei lettori, considerate rivolte alla superficialità e alla mancata accuratezza dei contenuti presentati. Di fronte alla richiesta di Shimizu, entrata in una fase di stress acuto, la risposta dell’editor viene riportata con un messaggio centrato sulla minimizzazione del problema: “è solo un manga, possiamo prenderla con leggerezza”.

La mangaka avrebbe scelto allora di procedere in autonomia, studiando e verificando numerosi materiali di approfondimento a proprie spese. In parallelo, avrebbe sollecitato ripetutamente la richiesta di supervisione e verifica, richiesta che risulta essere stata rifiutata più volte.

pressioni, depressione e tentato suicidio: la fase 2018 e l’intervento degli assistenti

Attorno al 2018, Shimizu avrebbe espresso dubbi sulle modifiche operate nella versione animata. Anche in quel caso, l’editor avrebbe liquidato le perplessità, affermando che l’autrice non avrebbe avuto capacità per gestire la situazione nel modo migliore, poiché tutto ciò che faceva sarebbe stato inutile.

In seguito a questo periodo, Shimizu avrebbe attraversato una fase di depressione, che sui social media risulta tradotta come “pausa temporanea della serializzazione per preparare i materiali al meglio”. Nella ricostruzione, l’autrice avrebbe anche tentato il suicidio. La vicenda avrebbe portato poi ad accettare una proposta dell’editor: lavorare con assistenti per “acquisire l’umanità richiesta per collaborare con loro e crescere come persona”.

conclusione prematura della serializzazione e rimozione del nome negli spin-off

Nel 2021 la serializzazione riprenderebbe, ma l’obiettivo dichiarato sarebbe stato quello di concludere prematuramente l’opera. La motivazione addotta ruota attorno al fatto che il sistema di supervisione non risulterebbe mai attivato, mentre la salute fisica e mentale dell’autrice sarebbe considerata al limite a causa dell’ambiente descritto come tossico.

Il manga termina, ma non secondo il racconto le vessazioni cessano: Shimizu afferma di aver riscontrato l’assenza del proprio nome come riferimento nelle pubblicazioni spin-off di Cells at work!. La risposta riportata sarebbe: dato che Shimizu non sarebbe soddisfatta del processo di supervisione, sarebbero state adottate misure per rimuovere il nome e ridurre problemi in caso di errori notati da terzi.

minacce legali, ordinanza restrittiva e timori sul lavoro

Shimizu avrebbe spiegato di aver condiviso la propria esperienza per chiarire lo svolgimento degli eventi ed evitare malintesi o circostanze impreviste qualora la situazione fosse degenerata. L’autrice avrebbe inoltre riferito che la ragione principale della confessione risiede nelle conseguenze ancora in corso legate agli abusi da lei citati.

A fine giugno, secondo quanto ammesso, negli ultimi sei mesi l’autrice non avrebbe avuto pace per via di continue minacce legali ricevute da chi le aveva usato violenza, con il timore che anche il proprio lavoro come mangaka potesse risentirne. Tra le informazioni riportate compare il riferimento a una mediazione richiesta dall’aggressore, con istanza per un’ordinanza restrittiva che impedirebbe alla parte lesa (Shimizu) di contattare l’altra parte, con l’obiettivo di metterla in difficoltà. L’autrice sostiene anche di esserle stato detto che non avrebbe dovuto consentire che la questione si trasformasse in un contenzioso, poiché, considerando l’impatto sul lavoro, non sarebbe rimasta altra scelta se non soffrire in silenzio.

comunicato kodansha e gestione della supervisione medica durante la serializzazione

Successivamente, viene riportato un comunicato ufficiale di scuse da parte di Kodansha, relativo alle circostanze descritte. Il testo indica che tra il 1° e il 3 luglio 2026 Akane Shimizu, autrice di Cells at work! pubblicato da Kodansha, avrebbe pubblicato post su X riguardanti il sistema di supervisione medica durante la serializzazione, includendo i periodi di interruzione, l’ambiente di lavoro, la condotta dell’editor all’epoca responsabile e l’attribuzione dei crediti alle opere derivate pubblicate dopo la conclusione della serializzazione.

Nel comunicato, Kodansha dichiara di non essere riuscita a istituire un adeguato sistema di supervisione medica, né a fornire un ambiente di lavoro appropriato per la creazione del manga, compresa la predisposizione di assistenti. Viene inoltre indicato che, per alcune opere spin-off e pubblicazioni derivate da adattamenti cinematografici pubblicati dopo la fine della serializzazione, Shimizu non sarebbe stata consultata in modo adeguato in anticipo su come le sarebbe stato riconosciuto il merito.

Il comunicato contiene anche chiarimenti sulla responsabilità editoriale: l’editor coinvolto non sarebbe più assegnato a Shimizu. Allo stesso tempo, viene precisato che il problema rifletterebbe questioni più ampie nei sistemi di gestione e supervisione della redazione, trattate con serietà da Kodansha e dalla redazione.

Infine, Kodansha afferma di essere impegnata in discussioni sincere con Shimizu e con i dipartimenti competenti per arrivare a una soluzione relativa alle questioni derivanti dagli eventi passati. Nel testo è riportato anche che Shimizu lavorerebbe ora in un ambiente positivo in cui i suoi desideri sarebbero considerati prioritari, sia per il supporto attuale sia per lo sviluppo di nuovi progetti. Viene dichiarato l’impegno a garantire che i creatori possano dedicarsi alla creazione con serenità, rafforzando i sistemi di supporto e promuovendo un ambiente di sicurezza psicologica.

Personaggi menzionati:

  • Akane Shimizu
  • Hinako Ashihara
  • l’editor responsabile all’epoca della serializzazione (non nominato)

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