Film esordio di yoshitoshi shinomiya recensione e cosa aspettarsi new

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Film esordio di yoshitoshi shinomiya recensione e cosa aspettarsi  new

Arriva nelle sale italiane A New Dawn, primo lungometraggio di Yoshitoshi Shinomiya, già riconosciuto dagli appassionati per il suo lavoro come animatore e direttore della fotografia nelle suggestive sequenze di flashback di Your Name di Makoto Shinkai. Presentato in concorso alla 76ª Berlinale e insignito del premio della giuria nella sezione Contrechamp al Festival di Annecy, il film unisce ambizione autoriale e artigianalità visiva, puntando con decisione sul grande schermo. L’opera, distribuita grazie a Dynit e Adler Entertainment, porta sullo schermo una storia costruita intorno a un patrimonio culturale fragile, minacciato dalla trasformazione del territorio.

yoshitoshi shinomiya e il progetto di a new dawn

Yoshitoshi Shinomiya firma un’ampia parte del lavoro creativo: soggetto originale, sceneggiatura, direzione delle animazioni, direzione artistica e fotografia. Il risultato è un film che funziona come celebrazione dell’animazione e come tributo alle tradizioni, pur lasciando emergere alcune lacune strutturali legate soprattutto alla scrittura.

a new dawn: storia dei tre giovani nella fabbrica dei fuochi

La trama segue tre protagonisti: i fratelli Keitaro e Kaoru e Chichi, una figura ribelle la cui vita è intrecciata fin dall’infanzia con una fabbrica di fuochi d’artificio immersa nella foresta. La scomparsa del padre, maestro artificiere, segna un vuoto profondo: non viene mai rivelato il leggendario Shuhari, un fuoco d’artificio che secoli prima aveva salvato il paese dai pirati.

La fabbrica, coinvolta in un’inchiesta, è ora destinata a essere smantellata per lasciare spazio alla gentrificazione e all’ammodernamento. Nell’arco di due giorni, i tre giovani finiscono travolti da una serie di eventi che li spinge a cercare di ricreare lo Shuhari, con l’obiettivo di proteggere ciò che rappresentava il loro focolare.

tradizione contro innovazione e riflessione autobiografica

Il film ruota attorno a due assi tematici: l’opposizione tra tradizione e innovazione, e una riflessione di natura più personale riguardante l’abbandono delle zone rurali a favore della città. Shinomiya ha raccontato, in interviste, come da giovane avesse ritenuto giusto recidere i legami con le proprie radici per trasferirsi in città in nome del progresso, salvo poi rivedere tale posizione con il passare del tempo.

Questi nodi vengono distribuiti nella caratterizzazione dei protagonisti, ognuno portatore di un percorso differente. Chichi si è trasferita dalla campagna a Tokyo per inseguire una carriera da influencer, introducendo anche il tema dei social media, pur senza un approfondimento deciso. Keitaro incarna il rinnegamento: è diventato dipendente dell’azienda che mira a chiudere la fabbrica del padre. Più originale è Kaoru, artista e personaggio fragile, fedele all’eredità del padre e legato alla fiamma viva dello Shuhari, una creazione capace di unire le persone sotto una sola bandiera e di meravigliare con un singolo sguardo.

produzione e stile visivo: artigianato, ambienti e nostalgia

Il film nasce dalla collaborazione tra lo studio d’animazione Asmik Ace e la francese Miyu Productions, con una concezione fortemente orientata alla visione cinematografica. Ogni scena è costruita per far risplendere l’artigianato impiegato nella realizzazione, puntando su un lavoro dettagliato di ambienti e design visivo.

direzione artistica e fotografie: acquerelli e dettagli

Al fianco di Shinomiya opera Akiko Majima come direzione artistica e, in particolare, come direttrice della fotografia, già collegata a Your Name e a quasi tutte le opere di Makoto Shinkai. Le scelte convergono verso sfondi acquerellati, tecnica nota a Shinomiya per la sua formazione come pittore tradizionale. Ambientazioni e luoghi risultano armoniosi e ricchi di particolari, capaci di raccontare la presenza di chi li ha abitati senza necessità di spiegazioni verbali.

scelte grafiche, natura e scena culminante dello shuhari

Anche lo stile dei personaggi amplifica la sensazione di continuità con l’ambiente: i tratti sono leggeri, talvolta senza contorni netti, come macchie che si fondono nello sfondo. Questa impostazione suggerisce che l’essere umano non si sia mai davvero allontanato dalla natura, tema che scorre sullo sfondo senza diventare l’unico fulcro.

La scena più significativa è l’esplosione dello Shuhari, che occupa un buon minutaggio del finale. L’evento si manifesta in una pioggia di colori accompagnata da inquadrature maestose e da movimenti di camera capaci di coinvolgere lo spettatore in un fenomeno che avvolge lo sguardo e l’intero ambiente circostante.

collaborazioni fotografiche e regia visiva

Per la fotografia, Shinomiya si avvale della collaborazione di Anna Tomisaki, già coinvolta in Maboroshi e Beastars. Particolarmente rilevanti risultano anche i movimenti di camera e alcune transizioni definite da una sensibilità autoriale coerente.

animazioni e stop motion: il punto di forza del film

L’animazione, soprattutto il character acting, rappresenta il fulcro dell’opera insieme alla fotografia. I piccoli gesti e i movimenti risultano estremamente realistici: Shinomiya, oltre a essere direttore delle animazioni, lavora insieme al veterano Shohei Hamaguchi. Il risultato mette in evidenza una resa grafica e di movimento molto curata, con personaggi delicati fino a sembrare quasi integrati nell’ambiente.

stop motion e fusione tra tecniche

Un momento di particolare pregio è la scena in stop motion diretta da Victor Haegelin, uno degli animatori di ParaNorman. Sotto l’effetto di un po’ d’alcol, i protagonisti iniziano a vedere il proprio piano per salvare la fabbrica prendere vita attraverso l’animazione in stop motion. Le transizioni che collegano il 2D tradizionale allo stop motion risultano originali e costruite per far convergere le due tecniche come se fossero espressioni dello stesso linguaggio visivo.

montaggio e sceneggiatura: dove a new dawn mostra fragilità

Nonostante una qualità visiva complessivamente alta, in alcune porzioni del film emergono scelte che rendono certe sequenze poco fluide. Alcune scene risultano chiuse e isolate, con un montaggio percepito come eccessivamente energico, accumulando stimoli che non sempre trovano un nesso immediatamente comprensibile.

La criticità principale riguarda la sceneggiatura. Oltre a un concept definito e coerente per i temi principali, si rilevano scritture troppo superficiali pensate per far avanzare gli eventi: ad esempio, la protagonista sviene dopo che le cade in testa un foglio arrotolato, con soluzioni narrative funzionali alla sequenza ma poco motivate. Emergono inoltre passaggi impostati come deus ex machina per proseguire la trama.

Il ritmo resta dignitoso fino a circa tre quarti del film, costruendo un’impostazione basata su dialoghi e tempi sospesi, con inquadrature orientate soprattutto alla dimensione emotiva. L’obiettivo perseguito è trasmettere malinconia e nostalgia per un passato che non c’è più. Nel complesso, i personaggi principali risultano però privi di sufficiente profondità, con un peso narrativo tra i tre sbilanciato.

I dialoghi, inoltre, risultano spesso o troppo didascalici, con informazioni pensate per guidare lo spettatore invece di essere espresse attraverso il “show, don’t tell”, oppure troppo rapidi, facendo dare per scontate parti della comprensione e generando salti logici.

giudizio complessivo: forza visiva e ruolo centrale dell’artigianato

L’esperienza proposta è principalmente visiva: A New Dawn è costruito per il cinema, con la capacità di far dialogare i personaggi con l’ambiente circostante tramite gestualità e movimenti di dettaglio. Shinomiya mostra di saper gestire molteplici ruoli e si avvale del supporto di professionisti esperti, valorizzando fotografia, fondali e animazione come elementi trainanti.

personaggi principali

I protagonisti della vicenda sono:

  • Keitaro
  • Kaoru
  • Chichi
Categorie: Anime

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