Far east film festival 90 meters intervista al regista: scegliere tra basket e madre malata
Alla 28° edizione del Far East Film Festival, la manifestazione udinese dedicata al cinema asiatico in tutte le sue sfaccettature, l’attenzione della stampa si è concentrata su 90 Meters, un film semi-autobiografico costruito intorno a scelte, responsabilità e legami familiari. Nell’ambito degli incontri riservati, è stato possibile dialogare con il regista e con i produttori presenti, raccogliendo informazioni preziose sulla genesi dell’opera e su dettagli narrativi legati alla vita personale.
90 meters: trama e cuore emotivo del racconto
90 Meters segue la storia di Tasuku Fujimura, uno studente al terzo anno di liceo. È un periodo decisivo: si tratta infatti di un momento cruciale per la definizione del futuro, mentre in famiglia emerge una difficoltà imprevista. La madre Misaki soffre di una grave malattia che richiede un tipo di assistenza continua, con una disponibilità che non risulta pienamente garantita dal servizio sanitario nazionale.
Di fronte a questa svolta, Tasuku deve trovare un equilibrio tra studi, allenamenti di basket, progetti futuri e responsabilità familiari. La vicenda accompagna gradualmente il protagonista dall’adolescenza verso la maturità, guidandolo nella comprensione del valore della famiglia e delle conseguenze delle proprie scelte.
shun nakagawa: basi personali e impostazione semi-autobiografica
Il regista Shun Nakagawa, insieme ai produttori Yasushi Utagawa e Yusuke Taguchi e alla co-produttrice Hitomi Oka, ha spiegato come il film nasca da una combinazione di esperienza personale e necessità narrative. L’opera viene definita semi-autobiografica proprio perché trae origine dal vissuto del regista e da quello di sua madre.
basket e vita reale: un elemento radicato
Alla domanda sul rapporto tra storia del protagonista ed esperienza del regista, il basket è emerso come elemento non aggiunto per puro effetto. Secondo Shun Nakagawa, lo sport rappresenta una parte concreta del suo percorso: pratica il basket da quando aveva sei anni e lo continua ancora oggi, con una continuità di oltre trenta anni. Il regista ha collegato lo sport anche a valori legati allo spirito di squadra e alla capacità di costruire un gruppo coeso.
Nel film, pur non essendo il tema principale, il basket mantiene una funzione di continuità con la vita reale del regista: inserire questi elementi risponde all’esigenza di far emergere una trama coerente con ciò che ha effettivamente caratterizzato la propria esperienza, rendendo impossibile un vero “taglio” di quel legame.
ruolo in squadra e riferimento a slam dunk
Nel dialogo sugli aspetti tecnici della squadra, Shun Nakagawa ha indicato il proprio ruolo come center. Ha anche fatto riferimento al personaggio “Gori” (Gorilla), collegandosi al Takenori Akagi di Slam Dunk. Il confronto con la popolarità della serie è stato accompagnato dal riconoscimento reciproco della passione per il basket e dell’impatto di Slam Dunk sull’amore per lo sport.
comunicazione, vergogna e richiesta di aiuto
Il film affronta la difficoltà del protagonista nel parlare apertamente del proprio problema. La riflessione del regista si concentra su una barriera culturale spesso presente nel momento in cui esiste il bisogno di ricevere assistenza: l’idea di dover gestire tutto da soli e il meccanismo per cui le questioni domestiche vengono affrontate dentro l’ambito familiare.
Shun Nakagawa ha indicato il punto di arrivo come messaggio chiaro: nel presente, non deve esserci nessuna vergogna nel chiedere aiuto. È un diritto, e attribuire il giusto valore alla propria esistenza rientra nello stesso principio. A partire da questo, il regista ha sintetizzato ciò che direbbe al sé stesso del passato con un invito diretto: non avere paura a chiedere aiuto.
il film come canale di parola
La conversazione ha collegato la realizzazione dell’opera alla possibilità di trasformare un mancato riconoscimento del problema in una forma di comunicazione. Il film diventa così un mezzo per portare la parola a persone che vivono situazioni simili, con l’obiettivo di non rimanere in silenzio e trovare coraggio nel parlare.
tasuku: significato del nome e intenzione narrativa
Il nome Tasuku è stato discusso anche sul piano lessicale. È emersa un’osservazione riguardante l’omofonia con il verbo “tasukeru”, collegato ai concetti di aiutare e soccorrere. Shun Nakagawa ha confermato che si tratta di un aspetto voluto: l’idea di fondo è far convivere l’identità del personaggio con il concetto di poter aiutare e, allo stesso tempo, essere aiutato.
Il regista ha aggiunto che Tasuku era anche il nome che avrebbe voluto dare a suo figlio. Per il film era stata presa in considerazione la variante “Tasuke”, ma la scelta è ricaduta su Tasuku perché la forma proposta avrebbe potuto risultare meno comune, soprattutto nell’ambito di una produzione cinematografica. La storia del nome resta comunque collegata al suo significato e alla narrazione di un ragazzo capace di sostenere e ricevere supporto.
un dettaglio notato solo fuori dal circuito atteso
Nel corso dell’incontro, Shun Nakagawa ha ricordato che questo aspetto non era stato notato da nessuno, neppure in Giappone. Il regista ha espresso soddisfazione per la lettura che lo ha intercettato, riconoscendo che era la prima volta che qualcuno segnalava quella particolarità.
theme song 0,2 millimetri e collaborazione con mrs. green apple
Un’altra parte centrale della conversazione ha riguardato la theme song intitolata [0,2 millimetri], interpretata da Motoki Omori della band Mrs. Green Apple. Si è cercato di capire se il significato del titolo fosse collegato al film e in quale modo si fosse sviluppata la collaborazione.
Shun Nakagawa ha spiegato che il produttore incaricato di 90 metri era già in contatto con Motoki Omori per precedenti opere, con un percorso conoscitivo e professionale già avviato. Quando il produttore gli ha presentato il progetto, descrivendo il tema di un giovane badante in famiglia, Omori ha espresso interesse e ha manifestato la volontà di partecipare.
Il regista ha chiarito di conoscere già la fama del gruppo e di aver ricevuto con grande soddisfazione la richiesta di collaborazione: da quel momento l’accordo si è concretizzato.
assistenza e miracolo nel film: domanda su 24 ore su 24
Nel film viene mostrata una trasformazione definita “miracolo”: il protagonista riesce a tornare alla vita grazie alla possibilità di avere più badanti disponibili durante la giornata. La conversazione ha messo in evidenza anche un dato: l’assistenza 24 ore su 24 e sette giorni su sette viene indicata come una condizione rara in Giappone. A partire da questa osservazione, è stata posta al regista una domanda specifica sull’eventualità che un’esperienza simile fosse accaduta anche nella realtà.