Cyberpunk edgerunners intervista a bartosz sztybor su studio trigger e finali con un lieto fine

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Cyberpunk edgerunners intervista a bartosz sztybor su studio trigger e finali con un lieto fine

Cyberpunk: Edgerunners continua a restare nel ricordo del pubblico: anche a pochi anni di distanza dalla sua uscita, basta avvicinarsi agli eventi e alle convention per notare il flusso di cosplay ispirati a David, Lucy e Rebecca. In soli 10 episodi, CD PROJEKT RED e Studio Trigger hanno portato avanti una narrazione originale capace di intrecciare il meglio del genere cyberpunk con una storia d’amore segnata da un forte tratto tragico, toccando temi legati alla dimensione più umana dei personaggi.

Quattro anni dopo quella prima stagione, CD PROJEKT RED e Studio Trigger stanno lavorando a una nuova stagione di Edgerunners. La produzione si collocherà nello stesso universo Cyberpunk. Inoltre, è stato presentato un primo nuovo personaggio tramite un teaser trailer, con la promessa di ulteriori dettagli in arrivo a breve.

Nel quadro dell’attesa, si è svolta una conversazione con Bartosz Sztybor, writer di CD PROJEKT RED, durante la sua presenza alla convention tedesca DoKomi il 30 maggio. Sztybor ha collaborato alla sceneggiatura della prima stagione insieme agli screenwriter di Studio Trigger Yoshiki Usa e Masahiko Otsuka, e ha anche scritto diversi fumetti per il franchise, tra cui Cyberpunk: Edgerunners MADNESS.

Nel dialogo, a distanza di qualche mese dal lancio della prima stagione, sono stati affrontati temi legati alla costruzione del mondo, alle scelte creative e alla visione personale dell’autore, incentrandosi sul lavoro svolto per l’anime e sulle influenze che hanno alimentato l’approccio narrativo. Anche se il team non ha consentito spoiler, i contenuti hanno chiarito diversi aspetti del processo creativo.

cyberpunk: edgerunners e l’attesa per la stagione 2

L’entusiasmo intorno a Cyberpunk: Edgerunners emerge chiaramente, grazie alla presenza costante del pubblico nelle convention e al ricordo duraturo dei personaggi principali. CD PROJEKT RED e Studio Trigger stanno ora sviluppando un nuovo capitolo ambientato nello stesso Cyberpunk universe della stagione iniziale.

All’attenzione del pubblico si aggiunge la comunicazione più recente relativa all’introduzione di un nuovo personaggio, anticipato attraverso un teaser trailer destinato a essere seguito da ulteriori informazioni.

bartosz sztybor a dokomi: scrittura, ruolo creativo e impatto del racconto

Alla richiesta su come si senta a ricevere un’attenzione tanto marcata in un contesto come DoKomi, Sztybor ha descritto l’esperienza come piacevole e al tempo stesso non legata a una gestione immediata della felicità.

Quando emerge il tema della notorietà degli autori nel community, la risposta sottolinea una dinamica tipica: l’attenzione tende spesso a concentrarsi sul regista, mentre la figura dello writer rimane più sullo sfondo. Nel caso specifico, però, il suo ruolo risulta più centrale perché Sztybor lavora anche come showrunner, così da avere maggiori possibilità di trasformare le idee in scelte concrete.

Un punto evidenziato riguarda la differenza tra scrittura e componente visiva nella stagione 1. Il pubblico, conoscendo il passato di Trigger, ha notato miglioramenti anche sul lato narrativo. Secondo Sztybor, l’entusiasmo nasce anche dal fatto che l’autorialità viene percepita come un elemento distintivo, collegato a una sensibilità presente sia nel suo lavoro sia in CD PROJEKT RED.

come nasce la vocazione alla scrittura: da bambino fino al giornalismo

La carriera di Sztybor viene ricondotta a una decisione precoce. Da bambino provava a disegnare, ma l’esperienza con i personaggi umani portava a risultati insoddisfacenti, portando a preferire la scrittura. Racconta di aver iniziato a scrivere già in età infantile: all’età di sei anni iniziò un libro, completando appena una pagina. Crescendo, mentre altri non sapevano come interpretare il suo percorso, Sztybor affermava già la volontà di creare qualcosa attraverso le parole.

La sua traiettoria ha incluso l’avvio come giornalista, prima di spostarsi verso la scrittura di contenuti più specificamente creativi e legati al racconto.

ispirazioni e gusti: cinema, pop culture e anime

Alle domande su autori o opere che lo hanno ispirato, Sztybor sposta il focus dal nome di specifici writer a ciò che guardava da ragazzo. Ricorda lunghe notti dedicandosi a film con Jean-Claude Van Damme e Michael Dudikoff, come American Ninja, e un interesse parallelo per film d’impostazione arthouse o dal taglio europeo.

Nel delineare le influenze, descrive un equilibrio tra due poli: da un lato anche film giudicati “cattivi” o legati alla super pop culture, dall’altro opere arthouse e un apprezzamento per l’azione dalle immagini e dai ritmi bombastici. Viene citato anche l’interesse per certi elementi di pop culture con riferimento a film con Steven Seagal.

Riguardo agli anime, indica Neon Genesis Evangelion come preferito, definendolo tra i più deprimenti che abbia visto. Nello stesso tempo, dichiara di apprezzare anche il cyberpunk classico: Ghost in the Shell e Akira. Nella memoria convivono altre produzioni, come Captain Tsubasa, e anche film della Ghibli.

Un riferimento particolare arriva dalla Polonia dell’infanzia. In quel periodo non erano disponibili molti canali televisivi, tra cui Polonia 1, un’emittente italiana. L’autore racconta di aver seguito per anni anime con nomi italiani: il preferito era Tiger Mask, ricordato anche tramite il titolo italiano L’Uomo Tigre.

dentro la distopia: percezione del presente e lettura sociale

Alla domanda su una possibile società distopica, Sztybor risponde collegando la percezione al contesto degli Stati Uniti, descrivendoli come già immersi in una dimensione distopica. Afferma anche che in Polonia esiste ancora margine prima di raggiungere quel punto.

scrivere per fumetti e collaborazioni globali: cultura, lingua e metodo

Nel lavoro sui fumetti di Cyberpunk 2077, Sztybor ha collaborato con illustratori provenienti da diverse aree del mondo. Il tema dei confini culturali e linguistici viene affrontato con un approccio pratico: l’uso dell’inglese come lingua comune riduce la barriera, e a suo avviso non si tratta di un ostacolo culturale particolarmente grande.

Fondamentale, inoltre, è il modo di lavorare: Sztybor non adotta il modello “work for hire” in cui si invia la sceneggiatura e si attende l’arte. Per lui diventa decisivo conoscere l’artista con cui si collabora. Prima di avviare il lavoro avviene un dialogo intenso, possibile tramite Instagram o email. L’incontro personale o comunque la relazione diretta rende più sfumata la distanza tra le parti.

Quando entra nel processo di scrittura, l’autore dichiara di essere ispirato dall’identità dell’artista e dal suo stile, così da costruire una sceneggiatura capace di “incastrarsi” bene con il lavoro visivo e renderla efficace per la collaborazione. In caso di mancato completamento della collaborazione, la sceneggiatura rischia di restare inutilizzata, dato che non può essere semplicemente consegnata a qualcun altro.

Le maggiori differenze culturali emergono nel caso di Studio Trigger: Sztybor segnala differenze tra mentalità polacca e giapponese, soprattutto nel modo di interpretare le cose e nelle referenze culturali. Nonostante ciò, anche collaborazioni con artisti portoghesi, italiani o americani sono descritte come non eccessivamente bloccate da barriere.

l’estetica cyberpunk tra passato e presente: perché funziona ancora

Perché l’estetica cyberpunk e i temi nati negli anni 70 e 80 continuano a colpire il pubblico moderno? Secondo Sztybor, in origine il genere era popolare perché il futuro appariva come qualcosa di temuto. Oggi, invece, il cyberpunk sarebbe diventato una parte della realtà: l’interesse del genere si sposterebbe più su ciò che accade adesso che su ciò che potrebbe accadere domani.

Questo cambiamento viene descritto come ancora più inquietante rispetto a quello degli anni Ottanta. Guardando Blade Runner o Ghost in the Shell, era possibile pensare che scenari simili potessero realizzarsi solo facendo scelte sbagliate. Nella prospettiva attuale, Sztybor indica invece che le scelte sbagliate sarebbero già state compiute.

Quando si gioca a Cyberpunk 2077 o si guarda Edgerunners, affiora inizialmente l’idea che si tratti solo di fantascienza e del “2077”, dunque di un tempo che sembra ancora lontano. Ma mentre l’anime o il gioco procedono, lo scenario risulta sempre più vicino alla realtà quotidiana, rafforzando l’impatto.

neuromancer e il legame con le opere cyberpunk

Sztybor dichiara di conoscere Neuromancer (1984) di William Gibson. Lo ha letto durante i primi anni della scuola superiore, sebbene non sia stato fatto un riferimento esplicito tramite recensione prima della realizzazione di Edgerunners.

Alla domanda se la saga cyberpunk potesse essere vista come un successore “spirituale” di Neuromancer, la risposta riconosce una prossima serie TV su Apple TV dedicata a Neuromancer. Viene anche ribadito che il franchise di Cyberpunk presenta una forte diversità rispetto a Neuromancer e rispetto a Blade Runner, con molte caratteristiche specifiche che lo rendono distinto. Pur mantenendo la specificità, Sztybor afferma che in un certo senso le opere cyberpunk condividono una somiglianza di fondo.

Durante la scrittura di Edgerunners, l’autore racconta anche di aver riveduto Blade Runner, Akira e Ghost in the Shell. Il punto evidenziato è la vicinanza tra queste opere in alcuni aspetti e, al tempo stesso, le differenze presenti nei dettagli.

perché il cyberpunk collega così spesso il giappone alla nascita del genere

Il collegamento tra il Giappone e molte opere cyberpunk iniziali viene ricondotto al ruolo della tecnologia. Negli anni Ottanta si parlava di una competizione “tecnologica” tra Giappone e Stati Uniti, e la cultura pop giapponese avrebbe avuto fin dall’inizio un’impostazione molto cyberpunk, ricca di tecnologia e robot. In questo quadro, Sztybor descrive la presenza giapponese nel cyberpunk come qualcosa di naturale e organico.

Per il presente, nota anche un cambiamento: le nuove storie cyberpunk si starebbero spostando più verso la Cina, che si sta imponendo come nuovo modello tecnologico. Il genere, quindi, sarebbe in lenta evoluzione. Dal punto di vista culturale, il discorso viene riconosciuto come in trasformazione, lasciando intendere che l’orientamento del cyberpunk sta modificando le proprie coordinate.

personaggi citati in riferimento all’immaginario di edgerunners

  • David
  • Lucy
  • Rebecca

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