Baki the grappler manga recensione volumi 9
Il ritorno alla formazione e alla battaglia segna l’avvio di una nuova fase: Baki riparte con un obiettivo preciso, affrontare ancora una volta Yujiro Hanma. La cornice scelta è drastica e cupa, con un addestramento che si muove tra violenza, ossessioni e confronti che sembrano non conoscere limiti. In parallelo, l’universo narrativo continua a mescolare verità e assurdo, costruendo sequenze dove il dolore diventa insegnamento e la sopravvivenza un passaggio necessario per combattere comunque.
baki addestra ancora per affrontare yujiro hanma
Con l’inizio del “volume nine”, Baki si rimette in allenamento per sfidare nuovamente suo padre. Il percorso lo conduce in una zona selvaggia del nord del Giappone, dove cerca un gruppo di commando temprati dalla guerra: soldati capaci di battere migliaia di unità d’élite JDSF da soli, descritti come duri, assetati di sangue e guidati da un’idea di combattimento senza compromessi.
La dinamica dell’addestramento viene presentata come una serie di momenti estremi e sconvolgenti: in quest’ottica, la crescita non nasce da un percorso lineare, ma dal superare il limite quasi fino alla “morte”. In questa logica, Baki attraversa stati di pericolo estremo e rientra nella lotta anche dopo essere stato vicinissimo a non farcela. Nel corso della sequenza, avviene un’aspirazione mentale legata all’apprendimento del dolore e del terrore, con Baki che si confronta con una personalità specifica legata a Billy Milligan—un riferimento descritto come il primo individuo assolto per ragione di disturbo dissociativo dell’identità.
bilokilligan e il trattamento del dolore: un addestramento senza freni
All’interno del percorso, Billy Milligan viene indicato mentre combatte, insieme e contro, in una situazione che coinvolge le forze di autodifesa giapponesi. Viene inoltre presentato come una figura quasi divina dopo un episodio che lo ha quasi portato all’esecuzione in Uganda. L’insieme di questi elementi contribuisce a rendere l’addestramento estremamente destabilizzante, con passaggi che si allontanano dalla normalità fino a trasformare la sofferenza in una forma di studio sul combattimento.
Quando Baki lascia le montagne, si presenta insanguinato e massacrato, ma con un sorriso. Nei pensieri finali del tratto di formazione compare una gratitudine rivolta a figure citate e associate a ciò che ha imparato, con un tono emotivo che sottolinea l’importanza del percorso appena concluso.
baki contro yujiro: addestramento non basta e tragedia innesca la svolta
Una volta conclusa la fase esterna, Baki si ritrova davanti al vero bersaglio: il mostro rappresentato da Yujiro Hanma. Nonostante l’aver ricevuto addestramento da forze militari d’élite, Baki non regge a lungo l’impatto del confronto. Il fallimento porta a conseguenze immediate: come reazione alle dinamiche familiari, l’azione di ritribuzione coinvolge anche la madre di Baki, colpita durante lo scontro.
La lotta è descritta come una tragedia contaminata da una psicosi omicida. L’esito produce una frattura profonda nella traiettoria emotiva del protagonista: viene stabilito che la madre non avrebbe amato Baki con la stessa intensità riservata a Yujiro, e che Yujiro appare privo di un legame reale con chiunque. In questa cornice, Baki non riesce a uccidere suo padre e, in base a quanto viene presentato, è l’unico risultato accettabile. Il rifiuto si ripete: Yujiro lo considera ancora una volta indegno di essere suo figlio.
Seguono scene legate al conflitto con la madre, descritte come estremamente scomode. Dopo un passaggio ulteriore che serve a dare a Baki una motivazione definitiva—“vuole davvero, definitivamente” colpire Yujiro—la storia della famiglia si chiude con Baki che torna a casa senza figure genitoriali in senso funzionale. La direzione del percorso non cambia: la risposta immediata è riprendere ad allenarsi.
dal giappone al brasile: allenamenti estremi e ritorno dell’underground arena
La prosecuzione dell’addestramento porta Baki a muoversi tra ambienti diversi: dagli spadaccini d’élite del Giappone fino ai migliori lottatori MMA del Brasile. L’impostazione resta aggressiva e totalizzante, con il corpo e la mente messi sotto pressione in una ricerca costante della forza necessaria per affrontare Yujiro.
A questo punto emerge la Underground Arena dello Tokyo Dome, descritta come il luogo del secondo tentativo per dare il massimo in una battaglia volta a diventare il combattente più forte. Dopo un evento in cui Baki viene indicato come ferito e quindi riportato in vita, il direttore Orochi propone il nuovo giro, offrendo il figlio alla competizione.
underground arena tokyo dome: katsumi orochi e il torneo per la forza suprema
Nel contesto dell’arena, viene rivelato che il figlio di Orochi, Katsumi, avrebbe “perfezionato” il karate ed è capace di eseguire il bottle chop a soli vent’anni. Il valore di queste affermazioni per diventare un vero combattente viene messo in discussione, ma il quadro evidenzia una presenza capace di imporsi: si fa riferimento a un aspetto privo di segni evidenti e a un’attitudine che suggerisce l’arrivo di un avversario temibile.
Quando il campione in carica, Baki Hanma, entra nella competizione, l’atteggiamento appare eccitato ma anche controllato. La sicurezza non viene descritta come arroganza, bensì come equilibrio. Baki porta con sé anche Kozue, indicata come la ragazza a lui più vicina, nel ruolo di ospite.
Nel momento in cui Kozue chiede perché sia stata scelta per assistere al combattimento, Baki risponde richiamando il sogno di essere il più forte. Kozue però non risulta convinta: l’idea non le appare coerente. La situazione rimane sospesa tra la volontà di mostrare la verità del protagonista e il contesto dell’arena, descritto come potenzialmente sgradevole per l’ambiente che ospita.
la competizione e il combattimento: kozue osserva, baki scatena dolore e miseria
Il torneo prende avvio con un ritorno al “sogno” di Baki: entra nel ring con entusiasmo, con l’obiettivo di infliggere dolore e miseria a un avversario descritto come un wrestler più grande di lui. La reazione di Kozue viene mostrata senza dettagli completi sull’esito emotivo: si menzionano orrore e confusione, legati al fatto che Baki non le avrebbe spiegato quanto sarebbe stato crudele il combattimento.
Kozue, inoltre, viene tratteggiata come sostituzione simbolica rispetto alla presenza che Baki aveva nella sua vita. L’attenzione si sposta sull’estetica del combattimento: lo stile artistico continua a essere estremamente dettagliato e, al tempo stesso, deformante e cupo, con posture, leve articolari e colpi che vengono descritti come contrari a anatomia e fisica. Anche quando vengono disegnate posizioni di forza, risultano distorte in modo estremo, con l’intento di esagerare movimento e potenza.
bottle chop e precisione: Katsumi Orochi al centro della tecnica
Tra i passaggi della sfida viene evidenziata una scena in cui la mano del figlio di Orochi viene tirata indietro per colpire una bottiglia di vetro posta sopra la testa del padre. La descrizione insiste sulla precisione del gesto: invece di una rappresentazione lineare, si mette in risalto la complessità delle dita e della posizione della mano. In un essere umano reale, un colpo simile sposterebbe la bottiglia e potrebbe danneggiare le dita; nel contesto mostrato, l’esecuzione viene presentata come estremamente controllata, quasi paragonabile alla precisione di un colpo da professionista.
Il testo conferma anche che Katsumi avrebbe “finito” il karate. A metà della storia, Baki prosegue in una competizione per la terza volta, con l’aspettativa implicita che vincerà ancora: la vicenda diventa quindi una sequenza di incontri in cui avversari particolari emergono e svaniscono rapidamente mentre Baki resta al centro.
personaggi principali citati
- Baki
- Yujiro Hanma
- Billy Milligan
- Mr. Gaia
- Mr. Nomura
- The Twins
- il knife-user
- Director Orochi
- Katsumi Orochi
- Baki Hanma
- Kozue