Animazione bad resa bella: intervista al regista yasuhiro aoki

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Animazione bad resa bella: intervista al regista yasuhiro aoki

Il film ChaO unisce una premessa romantica connotata dal folklore e una visual identity sorprendente, portando sul grande schermo un incontro fuori dagli schemi tra un giovane uomo e una principessa sirena. Già presentato in diversi festival internazionali, il titolo approda ora anche in Nord America con una proiezione teatrale fissata per il 10 aprile. La storia, pur richiamando un classico delle fiabe, modifica con decisione ambientazione e dettagli narrativi, trasformando l’attesa familiarità in un’esperienza dall’immaginazione libera e dalle scelte grafiche audaci.

chaO: uscita nord america, festival e presentazione internazionale

ChaO ha debuttato in Giappone ad agosto, periodo in cui risulta già acquisito da GKIDS. L’arrivo nelle sale del Nord America è programmato per il 10 aprile. Il film ha inoltre partecipato a rassegne internazionali, tra cui scotland loves anime e la 38esima edizione del tokyo international film festival. In entrambe le occasioni, yasuhiro aoki, alla guida come regista al suo primo film, è stato presente come ospite e ha rilasciato interviste.

chaO e la fiaba delle sirene: una storia nota, riscritta

La trama parte da un’impostazione “ragazzo incontra sirena”, che potrebbe evocare opere come ponyo o lu over the wall, ma introduce elementi decisivi di differenziazione. Il giovane stefan si ritrova infatti improvvisamente promesso a chaO, principessa mermaid. Il progetto, però, sposta l’ambientazione lontano dall’immaginario giapponese: la città scelta è shanghai, resa in modo luminoso e ricco di dettagli. Anche la figura della protagonista si discosta dagli stereotipi più prevedibili: chaO viene spesso mostrata come una creatura simile a un pesce, con dimensioni tali da camminare quasi come un “pesce” a grandezza reale, pur passando in alcune sequenze a una forma più chiaramente umana.

Le scelte visive puntano inoltre a un’identità personale e riconoscibile. Lo stile del film sfoggia design di personaggi particolari, con una libertà compositiva che mira a rendere l’universo narrativo imprevedibile e vividamente bizzarro.

origini del progetto e legame con il lavoro di yasuhiro aoki

come nasce chaO: dall’idea musicale al progetto cinematografico

Yasuhiro aoki racconta che l’origine del progetto risale a oltre 15 anni fa, quando realizzò il music video per la canzone di kumi kōda intitolata amazing nuts!: tatoe kimi ga sekaijū no teki ni natte mo. Nel tempo, l’idea di trasformare quel contenuto in un film rimase presente come possibilità. Quando arrivò l’offerta relativa a chaO, l’autore collegò il progetto tematicamente a quella musica: nonostante il tema fosse differente rispetto al video, l’elemento di continuità avrebbe contribuito a far “ripartire” l’idea nel tempo.

chaO e il confronto con la sirenetta disney: una direzione diversa

Alla domanda sull’eventuale influenza di the little mermaid durante la realizzazione, aoki riconosce che le affinità legate alle sirene gli sono arrivate in mente più volte. L’autore sottolinea anche il punto di forza dei film disney, capaci di intrattenere con efficacia soprattutto il pubblico dei bambini. Proprio per questo, emerge la necessità di andare oltre: seguire solo la traccia di quel modello non sarebbe bastato, così chaO viene pensato per trovare un angolo alternativo.

personaggi e prospettive: stefan, chaO e la narrazione su più piani

stefan tra incomprensione e intenzione: il punto di vista di aoki

Nel film, alcuni spettatori potrebbero interpretare stefan come crudele o aggressivo verso chaO, mentre altri possono percepire la sua situazione come un contesto impossibile e assurdo. Aoki afferma chiaramente di essere in accordo con stefan, spiegando che, in quanto uomo, risulta più semplice immedesimarsi nella sua prospettiva. L’autore precisa che non si tratta soltanto di “stare dalla parte di stefan”, ma di sentirsi stefan nel processo creativo, come se l’illustrazione partisse da sé.

il dispositivo narrativo del giornalista e il ruolo del confronto finale

Uno degli aspetti più rilevanti riguarda la presenza di una struttura narrativa basata su un giornalista. Aoki sostiene che concentrarsi solamente sui personaggi principali non sarebbe così coinvolgente, mentre i personaggi secondari hanno vita propria e storie autonome. In questo senso, il giornalista viene trattato come un secondo protagonista. Verso la conclusione, inoltre, avviene una confessione: il giornalista si rivolge all’editor-in-chief, scoprendo che quest’ultimo risulta essere a sua volta una mermaid. Anche stefan deve diventare abbastanza coraggioso da confessare a una mermaid, generando una dimensione “doppia” della storia. A questi elementi si aggiunge un ulteriore filone legato all’amico di stefan, roberta, con il desiderio di dichiarare i propri sentimenti verso la persona amata, senza riuscirvi.

La dinamica complessiva si configura quindi come una combinazione di tre storie contemporanee, intrecciate nello stesso universo narrativo.

stile visivo e ricerca dell’animazione “diversa”: heta-uma e libertà creativa

perché chaO appare unica: desiderio di individualità e rotta autonoma

Quando viene affrontato il tema della singolarità dell’anime, aoki afferma che l’obiettivo di ciascun creatore è realizzare qualcosa di individuale. Allo stesso tempo, osserva che spesso, guardando prodotti simili, si finisce inconsapevolmente nella stessa direzione. Con chaO, la scelta diventa invece operare secondo desiderio personale: mantenere la propria inclinazione ad avvicinarsi ai soggetti da angolazioni differenti e cercare qualcosa di nuovo.

heta-uma: l’idea dietro un segno grafico non convenzionale

Nel contesto giapponese viene citata l’espressione “heta-uma”: “heta” significa “non molto bravo”, e indica disegni che possono apparire quasi come quelli di un bambino. Aoki chiarisce però che, nel progetto, i professionisti hanno realizzato l’animazione con qualità elevata; l’idea era puntare a una resa che non seguisse un automatismo stilistico. Dichiara inoltre che ogni studio può richiedere soluzioni diverse, ad esempio uno stile più realistico, mentre la scelta per lui è stata sperimentare. Perciò chaO è stato indicato come un progetto successivo coerente con questa spinta creativa, con un tono che include elementi comici e un tocco di assurdo.

personaggi e proporzioni: un’espressione vicina al segno infantile

Una sequenza di flashback con stefan e dei coetanei che lo prendono di mira richiama, per composizione, le modalità con cui i bambini disegnano figure con forme insolite e proporzioni alterate. Aoki spiega che tale varietà deriva dal lavoro del character designer, hiroKazu kojima, e che l’idea era spingere la progettazione dei personaggi in modo estremo: si parla di figure grandi, sottili, piccolissime e molto alte, e la scelta di verificarne la riuscita si è collegata anche alla possibilità di far funzionare la storia.

mondo accettabile o estraneo: fiducia, visioni e reazioni

Riguardo al timore che il pubblico potesse rifiutare un universo tanto particolare, con dialoghi tra personaggi dalla presenza atipica (come la figura “humpty dumpty” in ufficio), aoki dichiara di aver osservato il film con spettatori. Pur ritenendo che lo stile non fosse concepito per risultare scomodo, afferma che, nell’epoca recente, l’animazione sembrerebbe muoversi spesso in una direzione unica. In quell’ottica, elementi come quelli di chaO possono risultare più difficili da integrare, eppure l’autore vede nello strumento dell’animazione ampi margini di libertà nella resa grafica, anche se oggi appare più complesso.

shanghai in dettaglio: sforzo tecnico e esperienza di realizzazione

quanta precisione resta in pochi secondi

La città di shanghai viene mostrata con inquadrature densamente dettagliate, come nella prima parte in cui stefan cammina verso il lavoro. Alcuni scorci vengono però visti per circa un secondo soltanto. Aoki conferma che si tratta di una condizione tipica del lavoro dell’animatore: chi disegna deve mettere a fuoco anche ciò che apparirà brevemente. Per sottolineare la questione, racconta di essere andato a shanghai con il direttore artistico hiroshi takiguchi, che si è sentito sopraffatto dalla quantità di dettagli del luogo, senza poter pensare che fossero destinati a restare sullo schermo per un tempo così ridotto. La resa finale, di conseguenza, richiede di “mettere dentro” tutto, e con chaO questo approccio risulta essenziale.

shanghai come scelta di ambientazione: una distanza simile ma più spazio al fantastico

Alla domanda se aoki avesse visitato shanghai prima di creare chaO, risulta che non ci fosse mai stato. Pur essendo giappone e shanghai entrambi in Asia, la percezione descritta è che si tratti di un contesto con una presenza culturale e urbana differente. Da qui la decisione: il film doveva ambientarsi non nel Giappone, bensì proprio a shanghai, con analogie, ma anche con una sensazione di maggiore spazio per il fantastico.

forma di chaO: pesce o umano e preferenze del pubblico

Un tema ricorrente in storie di trasformazione riguarda l’immagine del protagonista e la preferenza del pubblico. Nel caso di chaO, aoki afferma di aver ricevuto riscontri: molte persone indicano che la versione in forma di pesce risulta più carina. L’autore dichiara di apprezzare entrambe le forme, ma osserva anche che la scelta “fish” ha avuto un forte impatto, riuscendo a conquistare il cuore degli spettatori.

cast e figure citate

  • yasuhiro aoki
  • stefan
  • chaO (principessa mermaid)
  • roberta (amico di stefan)
  • hiroKazu kojima (character designer)
  • hiroshi takiguchi (direttore artistico)
  • kumi kōda (interprete del music video menzionato)

Oggi è il 23-03-2026

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