10 anni fa scompariva il creatore dei meisaku
Il World Masterpiece Theater è un insieme di serie animate di qualità medio-alta tratte da classici della letteratura occidentale, realizzate in Giappone da Nippon Animation. Questo filone ha segnato per circa due decenni l’immaginario di bambini e adulti, costruendo una linea di produzioni che hanno avuto ampia influenza sia in patria sia all’estero. Tra i protagonisti che hanno lasciato un’impronta decisiva nel movimento figura Shigehito Takahashi, figura chiave la cui attività ha posto le basi per importanti contributi allo sviluppo dell’animazione giapponese e alla nascita di studi di rilievo come Nippon Animation e Studio Ghibli.
world masterpiece theater: origini e contesto
La genesi di questa categoria di opere è legata a una visione di adattamento letterario: trasformare opere occidentali in formati animati capaci di raggiungere un pubblico ampio, inclusi i bambini. Nel corso degli anni si affermarono collaborazioni tra case di produzione, emittenti televisive e studi di animazione che portarono alla realizzazione di titoli memorabili e a una nuova concezione narrativa per la televisione giapponese.
le radici nello studio tcj e l'idea di Heidi
Le origini del movimento risalgono agli anni precedenti la fondazione dei meisaku: Takahashi entrò nel mondo dell’animazione presso la Television Corporation of Japan (TCJ), contribuendo allo sviluppo iniziale dell’animazione televisiva giapponese. Pur coltivando la speranza di portare una versione animata di Heidi sul piccolo schermo, l’impresa non trovò immediata realizzazione: rimase solo un pilot di cinque minuti. Nel periodo finale degli anni Sessanta, Takahashi ottenne successi su progetti come Sasuke e Kamui, adattati dagli capolavori di Sanpei Shirato, segnando una transizione verso la sua indipendenza professionale.
la nascita di zuiyo e le prime trasposizioni
Con l’allontanamento da TCJ, Takahashi fondò una entità autonoma che avrebbe gestito la fase indipendente della produzione. Alle origini dei meisaku fu necessario puntare su adattamenti di opere hard-dynami: tra l’altro, la collaborazione tra Calpis, Fuji TV e lo studio Mushi Production realizzò la trasposizione animata di un fumetto di Osamu Tezuka (Dororo). In parallelo, si affidò a Zuiyo la trasposizione di Moomin, avviando una catena di progetti che sancì l’inizio di una nuova era narrativa per l’animazione televisiva.
“No money, no cars, no fight” divenne uno slogan per l’approccio innovativo che accompagnò la nascita di Moomin, progetto rivelatosi decisivo per la direzione futura della produzione seriale. Il contributo di designer e direttori d’animazione, come Yasuo Otsuka, rivestì un ruolo decisivo nel definire stili e approcci narrativi capaci di distinguersi dai canoni dell’epoca.
La portata innovativa di Moomin fu riconosciuta da molti: Isao Takahata osservò come il lavoro introdusse una profondità narrativa e una complessità dei personaggi che non si vedevano abitualmente nelle produzioni televisive, aprendo nuove possibilità creative e ispirando colleghi come Miyazaki e Takahata a esplorare strade analoghe. Grazie a questa evoluzione, la produzione televisiva vide emergere un approccio più sofisticato, orientato a racconti settimanali con elementi imprevisti e variazioni di atmosfera.
Il progetto si consolidò con la realizzazione di una serie di titoli che superarono il singolo esperimento: in seguito al successo iniziale, la collaborazione tra Zuiyo e Mushi Production proseguì, affidando a quest’ultimo studio nuove trasposizioni letterarie e aprendo la strada a future produzioni orientate a pubblici internazionali. In quegli anni nacque un legame tra la narrativa occidentale e l’animazione giapponese che avrebbe influenzato l’intero comparto per decenni.
Il periodo successivo vide una fusione di talenti che permise a Takahashi di dare continuità al progetto: nel 1973 fu proposto Le favole della foresta, seguito dal lancio di un nuovo ciclo di adattamenti di classici europei. Il tutto fu orientato da una filosofia produttiva che privilegiava l’esplorazione tematica e la qualità narrativa, valori che avrebbero contraddistinto la linea meisaku.
Nel 1974 si realizzò un punto di svolta con la riapertura del progetto Heidi, cui parteciparono tra gli altri grandi talenti dell’epoca, compreso Isao Takahata. Il lavoro dedicò risorse importanti al viaggio di studio in Svizzera e Germania per ricostruire con rigore l’ambiente europeo, contribuendo a diffondere la serie oltre il Giappone e a promuovere merchandising, con la creazione di mascotte quali Joseph (Nebbia in Italia). L’impegno profuso in Heidi segnò un’epoca in cui l’animazione familiare puntava a un respiro internazionale e a una presenza duratura sul mercato globale.
La traiettoria del movimento, segnata dall’impegno di Takahashi e dal lavoro di altri protagonisti, ha lasciato una traccia duratura: una combinazione di adattamenti letterari, attenzione al dettaglio ambientale e una gestione produttiva capace di sostenere produzioni complesse nel tempo. La formula ha dimostrato che opere classiche possono rinascere in forma animata mantenendo l’integrità originaria e offrendo nuove chiavi di lettura al pubblico contemporaneo.
figure chiave
- Shigehito takahashi
- Sanpei shirato
- Yasuo otsuka
- Isao takahata
- Miyazaki
- Tove jansson